martedì 8 agosto 2017

Letture di Aprile.

L'aprile passato è stato un mese molto scarso in fatto di letture, perfettamente diviso a metà per quanto riguarda il mero piacere della lettura e questo ha influito. Quando fai fatica ad andare avanti con un libro le strade sono due: tiri avanti e ci metti un sacco o abbandoni. Io faccio fatica ad abbandonare i libri, mi dispiace, sebbene Pennac nel suo Come un romanzo, ci autorizzi a lasciar perdere se un libro non ci ha preso entro un centinaio di pagine, non riesco. È più forte di me.

Frank Herbert: I figli di Dune.
Terzo volume della saga di Dune. Molto bello, non un momento di noia, denso di contenuti dalla religione alla politica alle regole sociali. Il bello della saga di Herbert è che va a fondo alle questioni, non si tira indietro diventando in qualche momento molto complesso ma piacevole da leggere. Lo fa con una scrittura fantastica, che ti lascia a bocca aperta. Ti impegna ma quando arrivi alla fine hai una bella soddisfazione.

Jon Kalman Stefansson; I pesci non hanno gambe.
La seconda metà del mese l'ho dedicata al romanzo di Stefansson. All'inizio sono rimasto affascinato dalla sua scrittura, molto bella, elegante, evocativa delle ambientazioni islandesi raccontate dall'autore. La trama si è fatta fin da subito seria, con rari momenti per tirare il fiato e forse è questo che mi ha causato fatica, la storia della famiglia raccontata nel romanzo ad ogni pagina precipitava sempre di più in un abisso di tristezza, mi ci sono volute due settimane per arrivare alla fine e per me sono tante con libri non troppo lunghi. Non era il momento giusto per leggere questo libro, un peccato perché merita, non ero nella giusta disposizione d'animo per affrontarlo e è pesato sulla lettura e sul giudizio finale.

venerdì 14 luglio 2017

Letture di Marzo.

A marzo aumentano i libri letti, mi sono allontanato molto dai miei territori e ho letto due classici, uno mi è piaciuto molto, l'altro meno.

Jonathan Stroud: The screaming staircase.
Ho iniziato la serie Lockwood and Co. di Jonathan Stroud grazie a un consiglio di Licia Troisi su twitter. Stroud l'avevo perso dopo l'ultimo libro dedicato a Bartimeus, L'anello di Salomone, che non mi aveva fatto impazzire. Sono contento di averlo ritrovato perché questa serie mi sta piacendo molto, mi ha conquistato fin dalle prime pagine.
Gli ingredienti principali: ambientazioni londinesi, adolescenti a caccia di fantasmi, tutto un mondo nuovo. Letto in inglese, ho potuto apprezzare la scrittura in originale e devo dire che scorre veloce, non ci sono momenti di noia, ti tiene avvinto.

Giorgio Bassani: Il giardino dei Finzi-Contini.
Questo è uno di quei libri dei quali ho sentito molto parlare durante la mia “carriera” di lettore. Finalmente ho avuto l'occasione di leggerlo e con mia grande sorpresa l'ho apprezzato moltissimo. Non sapevo bene, prima di leggerlo, di cosa parlasse, questo fatto mi ha permesso di scoprire il libro pagina dopo pagina. Temevo una scrittura lenta, il libro ha ormai 55 anni, invece la scrittura è veloce, la lingua chiara, era già moderna allora.
La storia è di formazione, la crescita di un ragazzo e poi un uomo negli anni all'inizio della seconda guerra mondiale, ambientata a Ferrara che fa da microcosmo ma da dove si parte per raccontare i fatti europei e mondiali di quegli anni, soprattutto si racconta di un Italia che non c'è più.
Molto bello, sono contento di averlo letto, era il momento giusto per leggerlo.

Luca Dotti: Audrey, mia madre.
Audrey Hepburn raccontata dal figlio Luca. Ne esce un ritrattato di una donna forte che è riuscita a sopravvivere agli stenti della seconda guerra mondiale, una donna che si costruita una solida carriera nell'industria cinematografica e che quasi alla fine della sua vita ha fatto l'ambasciatrice per L'UNICEF. Ma la cosa che più viene fuori dalle pagine è il ritrattato di una donna che ha fatto la mamma e che provava piacere nel prendersi cura degli altri soprattutto attraverso la cucina. Ci sono tante foto bellissime in questo libro, ci sono tante ricette interessanti, sicuramente da leggere e da avere.

Jonathan Swift: I viaggi di Gulliver.
Mi sono ritrovato a dover leggere questo classico della letteratura e devo confessare subito una certa fatica nell'arrivare alla fine. Il libro è una satira della società inglese dell'epoca di Swift, l'autore non ha trascurato nessun aspetto della società. È denso, la scrittura è pesante, magari una rinfrescata alla traduzione non sarebbe stata male ma siamo dalle parti dell'eterno dilemma: traduco in maniera da essere più fedele all'originale o modernizzo la lingua rischiando di snaturarlo? Non ho risposta, non lo so.

domenica 2 luglio 2017

Letture di Febbraio.

Febbraio ricalca un po' quello che è stato gennaio in fatto di letture: tre libri, due di ottima qualità e una delusione.

Arthur C. Clarke: Le guide del tramonto.
È stata la prima volta che leggevo Clarke, da amante della fantascienza concordo sul fatto che fosse una grave mancanza. Detto questo non posso che iniziare a sperticarmi in lodi: la scrittura è asciutta ma solida, mi sono piaciute molto le ambientazioni e non si sente per niente il peso degli anni sul libro, è stato scritto all'inizio degli anni cinquanta. La cosa che più mi ha colpito è stata la storia. Ha iniziato ad andare in una certa direzione e si è conclusa in maniera inaspettata, mi ha sorpreso molto. Il mistero in parte alla fine si è svelato ma lasciando comunque una certa dose di domande.

Stephen King: La chiamata dei tre.
Mi ci sono voluti anni per venire a patti con la serie de La torre nera. Il primo l'avevo letto tanti anni fa e non mi era piaciuto molto. L'avevo trovato lento, la storia non mi aveva preso granché. Succede con i libri di King: a volte trovi romanzi poco riusciti.
Tutti i miei amici amanti del Re e della Torre mi dicevano: vai avanti. E finalmente l'ho fatto. E mi sono ritrovato un bel romanzo tra le mani. Mi ha appassionato, mi sono divertito a leggere e ho ritrovato tutti gli elementi che fanno di King uno dei miei scrittori preferiti. Sono molto contento di essere riuscito ad andare avanti e sicuramente continuerò a leggere la serie.

Bill Bryson: America perduta.
Questo libro l'ho puntato anni e anni fa, non ero ancora riuscito a leggerlo. La curiosità era tanta, ci tenevo tanto a fare il giro degli Stati Uniti con Bryson. Purtroppo le aspettative non sono state soddisfate.
Mi sono annoiato, ho fatto un enorme fatica ad arrivare alla fine, tanto che ho pensato di mollarlo intorno alla metà. Alla fine il difetto più grande di questo libro è che ridotto all'osso è una mera elencazione di località con qualche cenno sulle medesime. Vero che Bryson inframezza con racconti di quando era bambino e faceva lunghi viaggi in macchina con la famiglia, non serve comunque a risollevare le sorti del libro.

Un peccato.

mercoledì 28 giugno 2017

Letture di Gennaio.

L'anno è iniziato con tre libri, scrivendo il post a giugno mi rendo conto che la prima metà del 2017 è stata scarsa in fatto di numeri, compensa la qualità di alcune cose che ho letto.

Daisy Goodwin: Victoria.
La stessa autrice ha scritto l'omonima serie britannica andata in onda su ITV lo scorso autunno. La serie l'ho guardata perché mi piace il genere e perché la protagonista è Jenna Coleman per la quale mi sono preso una cotta nei suoi anni con il Dottore.
Il libro l'ho letto in inglese, non so sia stato tradotto in italiano, ricalca quasi fedelmente la serie ma ha il pregio di soffermarsi su alcuni momenti che evidentemente nella serie per questioni di budget non hanno potuto approfondire.
La storia racconta della regina che sale al trono d'Inghilterra giovanissima, appena diciottenne e che si troverà ad affrontare un mondo che non conosce, con tante responsabilità e non mancherà di fare errori, è un romanzato ma i fatti sono accurati.

Cecilia Randall: Hyperversum next.
Quarto capitolo della saga medievale della scrittrice italiana. Ho ritrovato i personaggi che tanto avevo amato nella precedente trilogia, ne ho scoperti di nuovi che mi sono piaciuti molto. L'autrice prima di arrivare a certi incontri l'ha tirata per un centinaio di pagine e io fremevo d'impazienza, al momento opportuno mi sono messo a squittire come una ragazzina vista l'emozione che mi hanno dato alcuni passaggi. Ho già Hyperversum Ultimate che continua la storia e che non vedo l'ora di leggere.

Franz Kafka: Il processo.
È stato una delusione, me lo aspettavo diverso. Con i classici a volte succede: ne senti parlare così tanto che nella tua testa ti fai una certa idea che poi non ritrovi nelle pagine. Confesso una certa fatica nella lettura e alla fine ho resistito solo per la brevità del romanzo. Resta l'inquietudine del protagonista trovatosi suo malgrado in una situazione paradossale e resta la tristezza delle ultime pagine.

I numeri del 2016.

Quando si parla di libri una delle cose che secondo me si dovrebbe fare il meno possibile è parlare di numeri. Non conta quanti libri leggi in un mese, non conta il numero delle pagine che leggi in un giorno, conta l'esperienza. Lo so, è una frase banale ma io mi ricorderò sempre la strada fatta insieme a Frodo verso Mordor e non le mille e più pagine del libro. (che mi devo decidere a rileggere)
La lettura non è una gara, certo mi piacerebbe leggere sempre di più perché ci sono così tanti libri che una vita non basta ma non sacrificherei mai il piacere di un libro per un numero in più.
Fatta questa premessa, ecco un po' di numeri:
ho letto lo stesso numero di libri nel 2015 e nel 2016: 55.
Il 2016 era iniziato bene con una media altissima ma evidentemente nella seconda parte dell'anno ho rallentato visto che l'esito è stato lo stesso. Resta una buona media, siamo a poco più di un libro a settimana.
Nonostante lo stesso numero di libri nel 2015 ho letto duemila pagine in più del 2016: 18455 contro 16768.
Non ho il dato del 2015, ma nel 2016 ho letto 10 libri in inglese.
Quando si tratta della nazionalità degli autori gli Stati Uniti continuano a farla da padroni: 24 contro i 20 del 2015. Segue l'Italia con 9 autori, contro i 13 del 2015, il Regno Unito con 9 contro i 4 del 2015. Francia con 3 autori e Germania con uno. Le nazionalità degli autori letti sono diminuite, credo che dipenda da fatto che di alcuni autori ho letto più libri, da qui la minore varietà.
Il cruccio resta la differenza tra uomini e donne. Nel 2016 ho letto 35 autori e 11 autrici. Mi piacerebbe ad un certo punto che questo divario fosse meno pronunciato, dovrò fare maggiore attenzione in futuro.

sabato 25 febbraio 2017

UScar 2016.

Come ogni anno con il mio gruppo di lettura compiliamo la nostra personalissima scheda sulle letture dell'anno passato.
In quest'ultima edizione si è verificato un mezzo miracolo con Harry Potter e la maledizione dell'erede che insieme a La fortezza della solitudine di Jonathan Lethem hanno racimolato ben due voti ognuno.
In realtà le schede sono state numerose ma l'ecletticità dei nostri gusti fa si che ognuno legge cose lontane e diverse dagli altri. Alla fine con la scusa delle schede cogliamo suggerimenti, ci annotiamo libri che ci erano sfuggiti o che ancora non abbiamo letto.
Ecco la mia scheda del 2016.

The nominees are:
- i cinque libri migliori dell'anno

Jack Thorne: Harry Potter and the cursed child.
La magia funziona ancora. Mi ha catturato, mi ha tenuto incollato alla pagina, mi ha emozionato, mi ha fatto ridere, mi ha riportato a quando lessi Harry Potter per la prima volta.

Carlo Rovelli: Sette brevi lezioni di fisica.
È giusto un accenno di fisica. Pochi concetti spiegati con tale chiarezza tanto che li ho capiti pure io che al liceo dovetti andare a ripetizione perché non mi entrava in testa. L'ultimo capitolo mi ha lasciato a bocca aperta per quanto è bello.

Giacomo Bevilacqua: Il suono del mondo a memoria.
Per la prima volta una graphic novel si guadagna il podio. Mi sono così identificato nella trama, i protagonisti e i luoghi che quando ho chiuso il libro ho sentito un piccolo vuoto. Ogni tanto ancora ci ripenso. Bellissimo. E i disegni sono spettacolari.

Nick Hornby: Funny Girl.
Credo che sia una delle cose migliori che Nick Hornby abbia scritto. Mi sono divertito, mi ha fatto riflettere e ha trattato temi che mi affascinano. Le storie dei protagonisti mi hanno commosso alla fine. Un bellissimo romanzo.

Jonatham Lethem: La fortezza della solitudine.
La potenza della scrittura di Lethem è indubitabile. La storia mi è piaciuta tantissimo e la sua costruzione mi ha sorpreso. L'ho letto in una settimana: avrebbe voluto un po' più tempo per essere letto e per goderne meglio le qualità che ha.

più, categorie speciali:
- il peggiore libro dell'anno

Nicolas Barreau: La ricetta dell'amore.
Una delle cose peggiori lette nel 2016, come si fa a pubblicare certe porcherie? Boh!

la sorpresa
Zerocalcare: Un polpo alla gola.
Era la prima volta che lo leggevo. Bello, bello. Essendo della stessa generazione dell'autore, i riferimenti li ho colti tutti perché siamo cresciuti quasi con le stesse cose. Quasi malinconico per certi versi, il resto è stato una bella risata dall'inizio alla fine.

la delusione
John Green: Teorema Cathrine
Mi sarei aspettato qualcosa di più. Gli altri due romanzi di John, Città di carta e Colpa delle stelle, mi erano piaciuti molto, qua ho fatto un po' fatica ad arrivare alla fine. Ho provato pochissima empatia per il protagonista.

il più romantico
John Green – David Levithan: Will ti presento Will
Will e Will sono omonimi. Uno etero e l'altro gay. La storia del secondo Wil, di come si innamora per la prima volta, l'ho trovata romantica. Il romanzo è apparentemente leggero ma ha dei momenti in cui da da pensare. Fresco e veloce.

il libro che ci ha fatto ridere
Francesco Abate: Mia madre e altre catastrofi.
Francesco Abate è un giornalista, scrittore sardo che scrive cose molto belle ma anche molto divertenti. Questo libro riporta alcuni dei dialoghi con la mamma avuti durante la sua vita. Fa molto ridere.

il libro che ci ha fatto piangere
Jacqueline Carey: Saints Astray
Non piangere, ma sicuramente sul finale mi ha commosso. Ah! La forza delle donne cosa può fare. 

miglior personaggio maschile
Mahnmut da Europa (satellite gioviano) da Olympos di Dan Simmons
Leggere Ilium e Olympos, in inglese, è stato un viaggio lungo e fantastico. Mahnmut è il personaggio che mi ha preso di più, ogni volta che citava Shakespeare mi strappava una risata. I dialoghi tra lui e Orphu di Io sono una delle cose migliori nei due libri.

miglior personaggio femminile
Loup Garron da Saint Olivia di Jacqueline Carey
Riesce con la sua forza a cambiare il verso della storia. La forza delle donne è incredibile, la storia di Loup lo è altrettanto. 

miglior autore
Licia Troisi.
Ho letto cinque suoi libri quest'anno passato. Ha una bella scrittura, chiara e veloce e costruisce storie che non ti tengono legato alle pagine.

la copertina più bella
Licia Troisi: Dove va a finire il cielo.

la colonna sonora
Postmodern Jukebox

il titolo più bello
Giacomo Bevilacqua: Il suono del mondo a memoria.

miglior racconto
I pescatori di Cork. Leonardo Guzzo: Le radici del mare

Special Guest: Anarchy in Us!
Felicia Day: You're never weird on the internet (almost)
Felicia è uno dei miei punti di riferimento, ha scritto di se, di come è cresciuta e di cosa ci è voluto per trasformarla nella persona che è oggi. Non solo attrice, ma imprenditrice, creatrice. Non poteva non scrivere un libro con il titolo: Non sei mai strano su internet (quasi) perché grazie alla rete ognuno di noi può trovare la propria comunità dove poter essere stessi senza essere giudicati e dove potersi sentire a casa. (Us)